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Associazione Libera e Percorso sulla legalitą

21  MARZO  2009


PER CELEBRARE LA GIORNATA DELL'IMPEGNO E DELLA MEMORIA A NAPOLI

"Quattro mosse per dare scacco ai clan"

Intervista a Don Ciotti, che guida l'associazione Libera. Che dice: "la camorra si vince con coerenza, continuità, credibilità, cultura". E annunciando il corteo anti-camorra del 21 marzo annuncia: "Siamo andati a trovare famiglie devastate dal dolore, ora sfileranno con noi"Si può combattere la camorra anche senza armi. Senza manette. Senza divise decorate da gradi. Don Luigi Ciotti ci crede. E lo fa. Da anni. Stringendo gli occhi come fessure nei momenti più duri. Aprendosi in un sorriso quando le mafie devono cedere il passo alla forza e allo spirito della legalità. Come sarà tra breve, sabato 21 marzo, equinozio di primavera. In tutti i sensi, nella lotta alla criminalità organizzata. «Saremo tantissimi nel corteo che sfilerà per Napoli, verranno giovani da tutto il mondo, rappresentanti di almeno 30 nazioni», assicura con entusiasmo contagioso il fondatore di Libera e il primo animatore della "Giornata della memoria e dell'impegno" in ricordo delle vittime delle cosche.
Luigi, come invita tutti a chiamarlo, crede ostinatamente nell'esempio e nella parola. E riesce a vedere la speranza anche lì dove potresti annegare nel più cupo pessimismo. «Chi perde la vita per la giustizia, le vittime innocenti, in realtà donano la loro esistenza per un ideale superiore. Tracciano una strada che noi abbiamo il compito di seguire e il dovere di non dimenticare».

Non dimenticare. È un impegno per don Ciotti. «Lo dobbiamo a questi uomini e donne coraggiosi. Lo dobbiamo a loro e a noi stessi. Alla società». E spiega cosa si cela dietro una giornata come quella del 21 marzo. «Siamo andati a trovare quei familiari che pensavano di essere stati abbandonati all'oblio e, uno ad uno, li abbiamo convinti a percorrere il nostro cammino. A unirsi ai molti altri che da tempo hanno deciso di non chiudersi nel loro dolore. Genitori, fratelli, sorelle, mariti, mogli, fidanzati, figli che addirittura prendono le ferie pur di poter portare il loro messaggio anticamorra ai ragazzi delle scuole. Lo fanno a loro spese. Ed è un circolo virtuoso quello che si instaura, una cosa bellissima». Prosegue: «Ho davanti a me gli sguardi di alcuni familiari di vittime delle zone interne della Campania; persone piegate, incapaci di proseguire dopo il lutto. C'è stato un colloquio, intenso, e alla fine hanno deciso: saranno con noi, possono dare ancora molto nell'azione anticamorra».

Don Ciotti svela un contatto che ha stabilito proprio in queste ore. «Non amo fare nomi, ma credo sia giusto dire che la mamma di Gelsomina Verde, nota a tutti come Mina, la ragazza innocente uccisa durante l'orrenda faida di Scampia, ci ha incontrato con tutto il carico della sua enorme sofferenza umana. Voleva parlarmi. E io l'ho ascoltata a lungo. È stato importante. È fondamentale stare vicino a chi ha subìto una perdita così atroce. Così ingiusta. Farle comprendere che può diventare una sentinella della legalità e diffondere il suo messaggio a tutti, a partire dai più giovani». Quanti ricordi di un impegno ormai antico. «L'immagine di don Peppino Diana è scolpita nella mia mente. Venti giorni prima di essere barbaramente assassinato mi invitò a Casal di Principe, aveva il solito entusiasmo, il suo naturale coraggio, la sua proverbiale voglia di dare agli altri. Che bel dialogo con lui. Adesso ho un contatto continuo con i suoi genitori, che mi portano la mozzarella così come la portavano al loro straordinario figlio. E quando a Capua mi hanno consegnato un premio, il Follaro d'oro, ho accettato solo a una condizione: che potessi darlo al padre e alla madre di don Diana. Insieme, abbiamo deciso che lo incastoneremo nella tomba di Peppino, morto per amore del suo popolo». Casal di Principe, nel mondo ormai sinonimo di malavita. «Mi auguro di contribuire a cambiare le cose, da lì può partire la riscossa. Ci sono tante anime buone. Vanno aiutate. Lo faremo. A Casale vado spesso. Una volta pubblicamente invitai i capi camorristi a cambiare pagina, a chiudere il libro degli assassinii. Ricevetti una lettera della signora "Sandokan", la moglie del padrino Francesco Schiavone. Non erano proprio rose e fiori le parole che usava nei miei confronti».

Nella creatura di don Ciotti, Libera, confluiscono qualcosa come 1500 grandi associazioni. C'è il rischio che camorra e mafia si infiltrino e cerchino di inquinare la struttura? «Sono realista. Devo esserlo. C'è stato un mafioso, in Sicilia, nella zona di Villabate, che chiese di poter aderire a Libera. Fortunatamente capimmo tutto e gliela negammo. Siamo in contatto con le prefetture italiane, che altro possiamo fare? Contiamo pure sul fatto che un organismo sano espelle sempre uno infetto». Don Luigi conosce l'importanza di una comunicazione incisiva e usa uno slogan per dare sprint alla lotta alla camorra: «Le 4 C: coerenza e continuità nell'azione, credibilità di quello che si fa, cultura». Quanti affetti nati sul dolore. «Tanti. Non ce la faccio a ricordarli tutti. Cito Alessandra Clemente, era una bimba quando la madre Silvia Ruotolo fu uccisa durante una sparatoria. Adesso è una giovane donna e sarà lei a parlare dal palco, il 21 marzo».
Pochi lo sanno, ma la famiglia Ciotti ha un cordone ombelicale con Napoli: «Mio padre, Angelo, venne qui a lavorare nel 1945. Rimase 10 anni e gli è rimasta nel cuore la creatività e la generosità di questi luoghi. Se ci riesco, il 21 marzo, porterò papà Angelo qui. E magari lui si metterà alla testo del corteo. Per dimostrare che c'è un'Italia che non dimentica le vittime innocenti. Un Paese che ha la responsabilità della memoria. E vuole divulgarla».

Leggi la newsletter di liberainformazione : IL CHILOMETRO PIU' BELLO (Napoli 21 marzo)

Leggi la : RASSEGNA STAMPA DELL'EVENTO


TESTIMONIANZA DI LORENZO MERLI, PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE

IN MARCIA PER LA LEGALITA'

L'etica LIBERA la bellezza: questo lo slogan della quattordicesima giornata organizzata da Libera Terra in memoria di tutte le vittime di mafia.
Che si sia svolta a Napoli il 21 marzo, che ci fossero più di centomila persone sono dati che si possono trovare ovunque. Ma è solo vivendola in prima persona che un'esperienza del genere può essere afferrata appieno.
Anche solo il viaggiare su uno dei treni speciali approntati per l'occasione è stata un'esperienza arricchente, possibilità di incontro, scambio, conoscenza e fertili confronti con altri ragazzi, anche di diverse nazionalità. Perché erano soprattutto ragazzi presenti alla manifestazione; e questo è un fatto degno di nota. Ma soprattutto foriero di speranze.
Ma perché proprio il 21 marzo? Perché proprio il primo giorno di primavera, da quattordici anni a questa parte? Perché questa giornata vuole essere solo un punto di partenza per una rinascita continua, perché le persone che vi hanno partecipato "sentono prepotente dentro di loro che ci si deve impegnare 365 giorni l'anno", come ha detto col cuore don Luigi Ciotti nel suo discorso davanti ad una Piazza del Plebiscito quanto mai gremita.
Ed oltre al lungo corteo che si è snodato per chilometri sul lungomare napoletano è stata proprio Piazza del Plebiscito il fulcro della manifestazione, raccogliendo testimonianze, discorsi, musica ma soprattutto nomi. Nomi: di tutte le vittime della mafia ad oggi conosciute, ciascuna corrispondente ad una storia. ad una vita spezzata. ricordate una ad una.
Molte le personalità coinvolte: fra le più importanti ricordiamo il già nominato don Luigi Ciotti, autore di un forte discorso che non ha lasciato nessuno indifferente, e Roberto Saviano, intervenuto inaspettatamente negli ultimi cinque minuti di lettura, anche lui presente a discapito dei moltissimi rischi.
Un'esperienza unica, intensa, vera. che ci ricorda una cosa: "Forse se ognuno di noi prova a cambiare forse ce la faremo, ce la faremo INSIEME"




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